La locuzione Citizen Science (CS) o scienza dei cittadini definisce il coinvolgimento e la partecipazione attiva e consapevole di scienziati dilettanti, non inseriti quindi in strutture accademiche e.g. università ed enti equiparati, in attività di ricerca scientifica. La CS può essere pertanto definita come “partecipazione attiva del pubblico alla ricerca scientifica”. Si tratta di una collaborazione volontaria finalizzata alla sistematica raccolta e analisi di dati, sviluppo di conoscenze in campo tecnologico e verifica di fenomeni naturali. Sono gli stessi ricercatori a delegare queste responsabilità ad una rappresentanza di cittadini non professionisti, ciò costituendo pertanto il punto di partenza operativo di progetti di CS. Le attività di CS forniscono un contributo prezioso alla ricerca, grazie ad esse è possibile migliorare ed incrementare il livello delle nostre conoscenze in un momento storico caratterizzato da una crisi senza precedenti della biosfera. Aiutare la scienza ed avvicinare il pubblico alla scienza costituiscono finalità strettamente interconnesse. Il feedback virtuoso che si instaura in questo processo è dovuto alla costante interazione e al relativo flusso di informazioni tra i protagonisti che sovraintendono a tali attività: il personale afferente ad enti di ricerca universitari o equiparati (es. ISPRA, ISS, Musei naturalistici statali, Società scientifiche); il decisore politico locale; i cittadini, sia indipendenti e sia organizzati in ong, scuole ecc. Questi ultimi possono essere coinvolti in attività che vanno dalla raccolta ed elaborazione dei dati alla vera e propria pianificazione delle ricerche sul campo.

Realizzazioni della Citizen Science

Per chi ha tempo e passione da dedicare alla ricerca, vi è solo il problema della scelta tra le possibili attività di CS; si passa dall’osservazione di nuovi corpi celesti, alla raccolta di informazioni su specie animali e vegetali, al monitoraggio della qualità dell’aria e dell’acqua. Condividere le idee e comunicarle, ecco la base programmatica di processi CS, ed è basilare che la scienza ufficiale sia sempre più convinta dell’importanza di questo approccio altamente euristico (Bartocci, 2014). La CS si è affermata in Europa settentrionale e negli Stati Uniti ove tali attività hanno da tempo superato la fase embrionale. Il coinvolgimento di grandi masse impegnate in progetti locali e/o nazionali rappresenta un approccio metodologico ormai standardizzato. È sufficiente ricordare l’attività dell’OPAL – Open Air Laboratories Network esteso all’intero territorio del Regno Unito a partire dal 2007. Questo network include musei, università, organizzazioni ambientaliste e agenzie governative coordinate dall’Imperial College di Londra. Numerose le sue iniziative, dal rilevamento della qualità del suolo e degli oligocheti terricoli (Soil and Earthworm Survey), alla qualità dell’aria e dell’acqua (Air Survey, Water Survey), alla raccolta di dati sulla biodiversità e sul clima (Climate Survey, Biodiversity Survey), al conteggio di insetti eventualmente infestanti (bugs count), al rilevamento delle condizioni di salute degli alberi (tree health survey). All’inizio del 2013, l’OPAL ha presentato un bilancio dei primi cinque anni di attività; oltre mezzo milione di persone coinvolte, la maggior parte alla loro prima esperienza di monitoraggio sul campo; la quantità di dati raccolti ha consentito di ottenere informazioni utili che non avrebbero potuto essere ottenute in altro modo. L’Italia non è rimasta a guardare, al contrario. Nel 2009 è iniziato un progetto dal titolo “Occhio alla medusa” considerato globalmente come l’attività di CS di maggior successo nell’ambiente marino. Il progetto è partito dal presupposto che le “meduse” (tutti i rappresentanti del macrozooplancton gelatinoso) siano in costante aumento nel Mediterraneo, cioè che la loro abbondanza attuale non costituisca il risultato di pullulazioni più o meno periodiche, e che un certo numero di specie aliene, in continua crescita, sia pervenuto nelle acque del “mare nostrum” passando da Suez e da Gibilterra. La maggiore preoccupazione di tale aumento spesso massivo, non è costituita solo dai rischi di balneazione – per quanto gli incidenti da puntura di specie urticanti si contino a centinaia di migliaia – e/o all’intasamento delle condutture degli impianti di dissalazione, quanto dalla predazione di uova, larve e stadi giovanili di pesci, esacerbando l’effetto della pesca e determinando un pericoloso cortocircuito; meno pesci, più “meduse”. Per documentare inequivocabilmente l’aumento delle “meduse” nel Mediterraneo, in considerazione del fatto che gli specialisti italiani di macrozooplancton gelatinoso sono pochissimi e che l’estensione dell’area costiera da tenere sotto controllo è enorme, oltre 8000 km, si è ritenuto opportuno attivare un progetto di CS rivolgendosi ai cittadini. Grazie a mirate campagne di informazione, e.g. appelli sui mezzi di comunicazione di massa, diffusione di centinaia di migliaia di poster ad hoc e realizzazione di una specifica app per smartphone, è stato possibile raccogliere un numero progressivamente crescente di segnalazioni (molte migliaia) tra il 2010 e il 2014; in quest’ultimo anno è stata non soltanto documentata l’invasione di Pelagia e Velella, pericolosi urticanti, ma anche la presenza di una specie nuova per la scienza, battezzata Pelagia benovici, dimostrando con ciò l’importanza delle pratiche di CS applicate a problematiche di questa natura (Boero, 2014). Peraltro, uno strumento con un potenziale così elevato nella formazione dei cittadini non si è ancora pienamente espresso in Italia, è opportuno operare per fare in modo che la sua diffusione aumenti nel breve e medio periodo.

Attori della Citizen Science

I ricercatori specialisti e i fondi a disposizione della comunità scientifica sono limitati e comunque insufficienti ad affrontare i problemi connessi al censimento e alla conservazione della biodiversità a livello sia locale sia regionale. Pertanto, il coinvolgimento diretto dei cittadini nel censimento e nella conservazione attiva della biodiversità, rappresenta, da questo angolo visuale, una nuova frontiera. La rapida acquisizione di precise conoscenze sulla biodiversità di un’area è oggi demandata alla partecipazione guidata di un numero crescente di soggetti coinvolti. Si basa sulla sensibilità ambientale dei cittadini impegnati nel censimento delle specie selvatiche ovvero nella raccolta dati in campo; persone informate e che desiderano informarsi, accomunate dalla volontà di imparare, partecipare e contribuire. La partecipazione attiva e consapevole dei cittadini al monitoraggio della biodiversità richiederà l’interfacciamento con il referente politico e con le istituzioni accademiche s.l. chiamate a svolgere l’insostituibile funzione di supervisione di tutte le attività principali nonché di validazione dei dati raccolti (v. oltre). Ciò premesso, si individuano alcune tra le principali categorie di soggetti partecipanti: a) studenti della scuola elementare e media di primo e di secondo grado (fascia d’età 6-18 anni) eventualmente organizzati in associazioni scoutistiche, parrocchiali ecc.; b) operatori scolastici, in particolare docenti di Scienze Naturali, anche ai fini del perseguimento di obiettivi di una efficace informazione e divulgazione delle attività di CS; c) professionisti e altre maestranze strutturate che svolgono costantemente attività che non hanno uno stretto rapporto con le scienze della natura, tra cui architetti e ingegneri, che per il loro background culturale, sono i soggetti naturalmente preposti alla risoluzione di problemi gestionali; ma anche pescatori e subacquei, agricoltori e diportisti; d) adulti collocati a riposo con elevata disponibilità di tempo libero, tra i quali non sono rari gli amatori qualificati (micologi, floristi, entomologi, bird-watchers). Da tutto ciò emergono le seguenti considerazioni programmatiche e operative: uscire dal recinto degli esperti e coinvolgere i cittadini e le istituzioni scolastiche significa acquisire una visione strategica della biodiversità; riunire naturalisti con esperienze e competenze diverse in un rapporto fondato sulla convinta collaborazione costituisce una prassi vincente nonché vincolante ai fini organizzativi.

Il progetto CSMON – Life

L’attiva collaborazione tra cittadini, comunità scientifica e istituzioni è fondata su quattro paradigmi che rappresentano i pilastri della CS: coinvolgimento (delle persone); consapevolezza (delle problematiche di conservazione della natura); collaborazione (nello sviluppo di soluzioni efficaci in quanto condivise); cambiamento (dei nostri comportamenti nei confronti dell’ambiente, percepito come bene primario da salvaguardare nel lungo periodo). Il Progetto CSMON-LIFE (leggi cismon-life, da “Citizen Science MONitoring-Life”) è il primo progetto italiano di Citizen Science sulla biodiversità, cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma Life+, fondo per l’ambiente della UE. L’iniziativa prevede lo sviluppo di progetti di CS che abbiano un impatto sui cittadini e sulla loro partecipazione alla realizzazione di nuove ed efficaci politiche ambientali. Il progetto prevede, grazie all’utilizzazione di semplici e moderne tecnologie, la messa a punto di una serie di strumenti per la raccolta di dati scientifici che potranno essere successivamente utilizzati da tutti i partecipanti. Le campagne di comunicazione e di lifelong learning saranno sviluppate attorno ad una serie di tematiche ambientali relative alla continua erosione della biodiversità provocata dalla presenza di specie aliene infestanti e dagli effetti dei cambiamenti climatici; segnalazione di specie target e rare anche ai fini della valutazione degli effetti dell’impatto antropogenico. Grazie alla utilizzazione di semplici applicazioni per smartphone e tablet, verranno monitorate nelle aree prescelte, tutte le specie animali e vegetali che risulterà possibile osservare ed in particolare quelle che rivestono una notevole importanza come indicatori della qualità ambientale. I dati raccolti confluiranno all’interno del Network Nazionale sulla Biodiversità (NNB), sistema di banche dati nazionale, pubblico e online, promosso dal MATTM. Inoltre, durante il progetto saranno formati ameno 30 citizen expert ovvero cittadini scienziati che nel tempo rappresenteranno nuove professionalità, le loro competenze saranno tali da poter valutare la qualità dei dati raccolti da altri cittadini. Coordinatore del progetto è il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste con interfacciamento e partenariato con la Regione Lazio – Agenzia Regionale per i Parchi (ARP- Lazio), il Centro Turistico Studentesco (CTS), il Dipartimento di Biologia Ambientale di Sapienza – Università di Roma e il Dipartimento di Biologia di Roma Tor Vergata, il Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterranéennes (CIHEAM) di Bari, le associazioni Comunità Ambiente e Divulgando s.r.l. Sistemi Informativi Multimediali. Importanti stakeholder del progetto sono il Museo Civico di Zoologia di Roma e la Società Romana di Scienze Naturali.

Bioblitz, raccolta e analisi dei dati

I Bioblitz (BB) costituiscono la longa manus operativa di attività di CS sul campo finalizzate al censimento della biodiversità in aree selezionate. Di norma, si tratta di aree protette pur non essendo escluse dalle ricerche le aree ad esse limitrofe non tutelate; a questo proposito è appena il caso di ricordare che la partita della conservazione di specie e habitat si gioca anche e soprattutto nelle aree esterne e contigue alle aree protette. Un esempio paradigmatico è costituito dalla Campagna Romana, vasta pianura, ondulata e intersecata da fossi che si estende dal territorio di Roma fino al piano collinare prossimo (a nord il comprensorio Tolfetano-Cerite-Manziate, a sud i Colli Albani, a est i rilievi preappenninici; è appena il caso di ricordare che Campagna Romana non è sinonimo di Agro Romano, porzione della Campagna Romana inclusa nel distretto municipale di Roma), area rurale mosaico di frammenti boschivi, agrosistemi ed estesi comprensori artificializzati, straordinario serbatoio di biodiversità valorizzato dalla presenza di aree protette a vario titolo (Riserve Naturali (RN) e SIC) (Crucitti et al., 2013, 2014). I problemi organizzativi di un BB sono complessi e richiedono una accurata pianificazione data la mobilitazione collettiva di grandi masse e la varietà delle attività da realizzare, eventualmente anche in orario notturno. L’attività principale è rappresentata dal censimento, lungo transetti prefissati, di tutte le specie animali e vegetali incontrate, all’unisono con l’eventuale raccolta di dati bioclimatici ed eco-etologici. È preliminarmente necessario costituire una “cabina di regia” che oltre alla assegnazione di compiti e incarichi, risolva problemi amministrativi, sia ordinari e sia specifici; approntamento di servizi igienico-sanitari e di ristoro, posti di pronto soccorso, stand di varia natura e laboratori con postazioni PC e Internet, binoculari stereoscopici e guide di campo (field guides) per il riconoscimento di specie vegetali e animali oltre a tracce, segni e altri elementi di identificazione. L’inizio delle attività di ricerca è preceduta dalla costituzione di gruppi di persone operanti sul campo, coordinate da uno o più specialisti o figure di sistema; zoologi, botanici, forestali, guardaparco. Lo staff sarà dotato di GPS satellitari, binocoli autofocus e fotocamere reflex digitali, dispositivi peraltro in possesso dei cittadini “professionisti”. Le attività di BB sono finalizzate alla raccolta di big data ovvero cospicue masse di dati soprattutto quantitativi. L’importanza della disponibilità di una massa enorme di dati è duplice: colmare i vuoti relativi alla assenza o scarsità di serie temporali da comparare (fluttuazione della abbondanza di taxa in particolare di specie target); confrontare la distribuzione attuale delle specie e lo stato degli habitat con la velocità e la direzione dei cambiamenti in atto (che si verificano sotto i nostri occhi data la pervasività e intensità delle attività umane) risultando foriera di risultati utili anche al fine di prospettare idonei modelli predittivi (grazie all’infittimento dei dati sulla distribuzione delle specie). È peraltro evidente l’importanza della validazione dei dati che, se basata su riscontri obiettivi, a esempio immagini dell’esemplare in vita nel suo ambiente naturale ottenute per mezzo di una buona fotocamera, sarà certamente facilitata; a questo punto, lo specialista (accademico o meno) ed il citizen expert potranno confermare la diagnosi relativa alla identificazione di taxa difficili e problematici.

Il progetto CsBCr

Alcune istituzioni sono impegnate da molti anni nella realizzazione di progetti locali finalizzati alla conoscenza e conservazione della biodiversità. La Società Romana di Scienze Naturali (SRSN), centro di eccellenza nella ricerca e nella disseminazione scientifica di alto livello, ha realizzato, a partire dal 1997, attività “CS simili” nel sistema delle piccole aree protette della Campagna Romana a nord-est di Roma, in particolare nelle RN “Nomentum” e “Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco”; reclutamento di studenti e cittadinanza con attività di raccolta dati in orario antimeridiano, pomeridiano e notturno. Non a caso, il 1° Bioblitz Nazionale è stato organizzato e realizzato nella RN “Nomentum” (X.2012), dato il livello relativamente avanzato delle conoscenze sulla storia naturale di questo territorio. Recentemente (2015) è stato attivato, da parte della SRSN, il progetto CsBCr (leggi cisbicir) ovvero “Citizen Science per la Biodiversità della Campagna Romana”, preceduto da una lunga serie di sopralluoghi sul campo in un comprensorio della Campagna Romana a nord-est di Roma, selezionato per la sua posizione e il buono stato di conservazione dei suoi biotopi. Si tratta di un’area planiziale delimitata da infrastrutture viarie, edificato compatto e attraversata da grandi elettrodotti, le cui caratteristiche fisiografiche sono tuttavia quelle tipiche della Campagna Romana; rilievi bassi e ondulati rivestiti da una cotica erbosa più o meno uniforme, fossati e incisioni del terreno con raccolte d’acqua nei periodi piovosi, siepi e macchioni fitti, filari di alberi frangivento lungo i bassi crinali, accumuli di natura litogenica oltre ad un piccolo frammento boschivo. L’area, estesa poche centinaia di ettari, non è interessata da provvedimenti di tutela ed è soggetta a pascolo ovino intensivo (circa 1600 capi). Un numero insolitamente elevato di specie (insetti e vertebrati) osservate nell’area rivestono un notevole interesse conservazionistico. La realizzazione di un BioBlitz (X.2015) nel comprensorio in oggetto, nel quadro delle attività di promozione del progetto CsBCr, ha richiesto il superamento di numerosi problemi organizzativi. Trattandosi, non è superfluo ripeterlo, di un’area non protetta, è risultato indispensabile ottenere alcune autorizzazioni, in primis la possibilità di accedere, da parte dei numerosi cittadini intervenuti, ad un posto di ristoro e di parcheggio che oltretutto costituisce il punto di accesso all’area più favorevole. In questo sito è stata collocata la “cabina di regia” con postazioni per la registrazione delle presenze e la compilazione di una dichiarazione liberatoria di responsabilità. Preliminarmente, erano stati assegnati gli incarichi ai componenti lo staff, ai ricercatori e ai due citizen expert formati nel corso dei precedenti sopralluoghi. In funzione delle presenze sono stati costituiti gruppi di 10-20 persone che hanno percorso transetti prefissati nel corso di sessioni di monitoraggio antimeridiane e pomeridiane. Schede prestampate hanno consentito l’ordinata trascrizione dei dati raccolti. Le immagini ottenute tramite fotocamera sono state collezionate in un database. Tutti i problemi correlati sono stati superati dalla efficiente macchina organizzativa della Società Romana di Scienze Naturali.

Pierangelo Crucitti, SRSN – Società Romana di Scienze Naturali (novembre 2015)