Non c’è niente di peggio, per un medico che lavora ogni giorno in corsia, di un paziente poco informato o male informato. Di fronte al soggetto che arriva in ambulatorio con una serie di informazioni errate, di false credenze o preconcetti, riuscire a fare un buon lavoro, dando dei consigli sulle terapie migliori, diventa difficile. Ad esempio, in uno dei campi di cui mi occupo quale è il trattamento della patologia degenerativa della colonna vertebrale, le notizie divulgate dai mezzi di informazione a volte posso essere totalmente fuorvianti se non dannose. La tv, le riviste popolari e in generale la pubblicità arrivano a veicolare dei messaggi totalmente inconsistenti: fasce lombari, collari, braccialetti che si riscaldano o trasmettono onde di vario tipo, busti rigidi e quant’altro, possono contribuire a formare delle false credenze nel paziente, e addirittura a compromettere gli esiti di una terapia.

La divulgazione dei saperi indotti dalle varie scienze può senza dubbio rappresentare un momento di crescita e di sviluppo collettivo per superare gli steccati “burocratici” che spesso il mondo del lavoro ci impone.

Il problema non è la divulgazione scientifica in quanto tale, magari spinta da rubriche informative sui giornali scientifici, da trasmissioni televisive di un certo spessore e di una certa veridicità…il problema spesso risiede nella superficialità e nelle molte “false verità” che il paziente può attingere attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, in particolare attraverso internet. Articoli, ricerche, fonti oscure che “dicono la loro idea” rendendola appetibile e alla portata di tutti. Faccio un esempio concreto: a quanti non “addetti ai lavori” è capitato di ricercare in rete la cura di una patologia o la soluzione di un problema?.. Nella maggior parte dei casi ci si imbatte in un immenso corollario di nozioni, di diagnosi e così via…una miriade di parole, di finte, vere o presunte soluzioni che spesso aumentano l’ansia e la paura sociale. A volte basta un semplice dubbio per ritrovarti immerso in una marea di definizioni che non fanno altro che creare ancora più insicurezza o addirittura a fidarsi di posizioni allarmanti e non ben definite. Internet è un calderone di nozioni, immagini, storie, esperienze, prese di posizione, ma anche di imbrogli, truffe, indicazioni errate e così via…

Per questo è importante che la diffusione delle informazioni nell’ambito medico sia filtrata attraverso canali istituzionali, dove, con l’aiuto di esperti della materia, si riescono ad evitare molti danni. Le case editrici e le riviste specializzate garantiscono la serietà delle fonti, l’abilità del divulgatore garantisce che il messaggio sia diffuso nella maniera più semplice e precisa possibile. Una circolazione virtuosa delle informazioni può riguardare sia la comunità di scienziati, che si avvantaggia nel suo complesso di ogni piccolo passo in avanti nella ricerca, sia e soprattutto il paziente, che ha il diritto di ricevere delle informazioni semplici e precise.

La divulgazione in ambito medico scientifico dovrebbe seguire due strade, ciascuna con le sue regole specifiche. Da una parte la strada lunga e complessa della ricerca in cui vengono condivisi i risultati del nostro lavoro con colleghi e altri ricercatori. Tali informazioni settoriali, parziali, frutto di tentativi successivi, dovrebbero essere affidati alle fonti più serie ed autorevoli. Viceversa il pubblico deve essere informato nel modo più semplice e più preciso possibile. Raccontare al paziente le nostre discussioni accademiche, spesso parziali e settoriali, potrebbe essere davvero rischioso. In questi casi, è meglio affidarsi a professionisti della comunicazione.

Lo hanno capito bene anche gli editori delle riviste specializzate e di settore che, anche grazie all’uso massiccio dell’infografica (informazione scientifica presentata in forma più grafica e visuale che testuale), negli ultimi anni stanno concentrando sforzi crescenti verso una maggiore intellegibilità del messaggio, in termini di chiarezza e penetrazione. Non si può sperare che tutti gli scienziati siano come Leonardo Da Vinci, che allo stesso tempo scopriva l’arteriosclerosi, progettava le macchine idrauliche e dipingeva la Gioconda, né tanto meno si può pretendere che la stessa mano in grado di effettuare un intervento neurochirurgico su di un’ernia del disco in pochi minuti scriva un trattato logico filosofico. Eppure esistono casi molto famosi di scienziati capaci di rivoluzionare la percezione della propria materia; penso all’etologo Konrad Lorenz, autore del bestseller L’anello di Salomone (Adelphi, 1989) o del matematico “impertinente” Piergiorgio Odifreddi, senza dimenticare un caso editoriale recente, un saggio di fisica, scritto dal professor Carlo Rovelli Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014).

Tutti questi scritti sono esempi luminosi di come si possa raggiungere anche il pubblico di massa parlando di argomenti molto ostici, come la matematica o la fisica, e sono per altro la prova del fatto che, se comunicate nel modo giusto, anche le nozioni più difficili possono essere comprese dal lettore profano. La strada da fare in questa direzione è ancora molto lunga e richiede la partecipazione di tutti, ma i benefici che ci aspettiamo sono destinati a ricadere non solo sulla comunità scientifica, ma sulla società nel suo complesso.

Angelo Lavano, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università degli Studi “Magna Graecia”, Catanzaro (gennaio 2016)