In che modo mi avvicinai alla scienza? Non ricordo la scintilla che accese in me (dovrei dire in noi, dato che fu un percorso condiviso con mio fratello Giovanni oggi al CNR) l’interesse per la scienza. Negli anni ’70 in cui ero ragazzo ci si avvicinava alla scienza attraverso giochi bellissimi come ‘Il Piccolo Chimico’ ed ‘Elettro Bral’; il microscopio e il telescopio; attraverso libri del tipo ‘Viaggio nel mondo degli atomi’ e ‘Vita al microscopio’. E questi sono stati i miei blocchi di partenza! Ovviamente non c’era il Web ma… c’erano le Enciclopedie Universali (la mia era la mitica Rizzoli-Larousse) su cui si ‘navigava’ che era una bellezza da un concetto all’altro, in un percorso ramificato e senza fine! Diventato adolescente, le riviste e i libri di divulgazione scientifica la fecero da padrone. Ovviamente ‘Le Scienze’ e la preziosa universale scientifica della Bollati-Boringhieri (nella classica veste bianco-nera). Si trattava di una divulgazione di alto livello, certamente impegnativa che appagava e stimolava allo stesso tempo. Col senno di poi, bisogna dire che non c’era uno sforzo sufficiente per renderla accattivante… questa è un’innegabile conquista della divulgazione moderna.

Dagli anni ’90 mi sono impegnato personalmente nella comunicazione della scienza, sia con iniziative nella mia università, sia attraverso libri e convegni. Come per le lezioni di ‘Scienza dei Materiali Polimerici’ e di ‘Chimica delle Macromolecole’, anche per la divulgazione della scienza le mie stelle polari sono le stesse: chiarezza, rigore, sviluppo storico, attualità e prospettive, il tutto esposto in modo appassionante con esempi e rendendo il più possibile viva la narrazione. La chiarezza dell’esposizione permette di tenere alto il livello: per esperienza so che se ci si sforza di essere chiari, ma proprio chiari, anche gli argomenti e le dimostrazioni più impegnative diventano accessibili praticamente a tutti gli interessati. E’ importante richiamare di continuo i concetti utilizzati, non pretendere che siano scontati; operando in questo modo (che è in fondo la maniera di rendere chiare le cose a noi stessi…) tanto la lezione, quanto l’articolo di divulgazione, diventa liscio e piano come il lago di Como!

Spiegare in aula o sulle riviste deve avere lo scopo di facilitare l’apprendimento e di stimolare la curiosità. Feynman diceva scherzosamente: ‘Le mie lezioni sono inutili a tutti: ai bravi perché quelle cose già le sanno, ai meno bravi perché non le capiranno’. Ovviamente usava la sua ironia per dirci che ce l’aveva messa tutta! Il professore e il divulgatore sono ‘catalizzatori della conoscenza’: facilitare l’apprendimento senza banalizzare i contenuti. Non è necessario semplificare eccessivamente se si lavora sulla chiarezza e la scorrevolezza del discorso. Una dimostrazione può essere semplificata senza perdere di rigore, questo sì, si può anche rinunciare a lunghe deduzioni se non è strettamente necessario e limitarsi ad enunciare le conclusioni, ma mai stravolgere la logica e banalizzare i risultati! Se si è chiari non è necessario, in questo modo è salvo il rigore e la curiosità è stimolata.

Questa è la via per soddisfare gli interessati, ma come fare a suscitare l’interesse e la curiosità per la scienza? Questa è una domanda da un milione di dollari! Don Abbondio dice: ‘Il coraggiounose non ce l’ha, mica se lo può dare!’. In una certa misura ha ragione. Come fare a suscitare la curiosità nell’altro? Non c’è sordo peggiore di chi non vuol sentire! Come dicevo, non ricordo il tempo in cui non sono stato interessato: probabilmente la curiosità per le scienze, così come per ogni altra cosa, ha radici troppo profonde per essere del tutto chiare. Di sicuro è necessario creare un ‘ambiente favorevole’, un ambiente in cui si è abituati a cercare di capire: se non mi faccio delle domande, non cercherò neanche le risposte! La curiosità oltre che un talento personale va coltivata, è necessario andare sempre oltre le apparenze, dietro i fatti evidenti c’è sempre un retroscena che non appare ma che necessariamente esiste ed è la causa di ciò che osserviamo. Ecco, questo è un atteggiamento che mi è spontaneo da sempre: il desiderio di capire. Ciò che osserviamo è il risultato di una dinamica non evidente ma che necessita di essere indagata. Osserviamo sempre effetti di cause che a loro volta sono effetto di cause ancora più profonde e così via… Creare un ambiente favorevole, vuol dire avere persone critiche che si chiedono: ‘Perché?’. E non si accontentano facilmente… ‘In che modo?’. E vogliono individuare un processo di cause ed effetti…

Per creare una società critica non serve porre domande (per quanto interessanti) ed esigere risposte che non verranno, è necessario proporre spiegazioni credibili, serie, informate, autentiche di problemi concreti. Queste potranno incuriosire, trovare un consenso o una contrarietà, ma in ogni caso avranno acceso la fiamma! Quando leggevo ‘Viaggio nel mondo degli atomi’, non trovavo questionari che pretendevano risposte che non avevo, ma trovavo Galileo che si incantava davanti ad un fatto apparentemente banale: i lampadari che oscillavano per il vento nel Duomo di Pisa! Era un accadimento comune, banale, ma ci veniva spiegato (da Galileo in prima persona…) che dietro le cose di tutti i giorni si cela un mondo che aspetta di essere scoperto. Galileo notò quello che nessuno prima di lui aveva notato, i lampadari oscillavano tutti allo stesso modo (con lo stesso periodo) indipendentemente dalla loro dimensione e peso, a patto che la loro lunghezza fosse la stessa e l’ampiezza di oscillazione piccola. E trasse le dovute conclusioni, scoprendo l’isocronismo dell’oscillatore armonico alla base di tutti gli orologi (non importa se ad oscillare sia un pendolo in carne ed ossa o un cristallo di quarzo, basta che l’ampiezza sia sufficientemente piccola). Tuttavia, non poteva ancora risolvere l’equazione del moto: F=ma non era ancora stata inventata! Ecco quel libro insegnava a guardarsi intorno con curiosità, insegnava che i perché non sono evidenti ma sono intorno a noi… insegnava a porsi le domande giuste!

Quando negli anni ’90 ormai dottore in chimica, sulle pagine di riviste come ‘Le Scienze’ e in tanti libri straordinari fu divulgata ‘la teoria del caos’ e ‘la bellezza dei frattali’ per chi l’ha vissuta come me, fu un esperienza entusiasmante… che non ti lascia più! Anche allora la divulgazione fu grande nel comunicare le osservazioni, le scoperte praticamente in diretta… Queste facevano spontaneamente nascere l’interesse, come i pendoli di Galileo… Ironia della sorte il caos si nascondeva ancora una volta anche dietro il pendolo, un pendolo che questa volta doveva oscillare in modo tanto ampio da poter ruotare intorno al suo punto di attacco… Ci insegnava a guardare la Realtà con curiosità ed attenzione perché dietro cose apparentemente banali si nascondono profonde verità. Se grandi verità si nascondono dietro un rubinetto che gocciola, immaginiamo dietro le cose fantastiche che ci circondano cosa si nasconde! E in seguito mi sono ritrovato ad interrogarmi sulla dinamica delle molecole, sullo stato fisico della sabbia, dei polimeri visco-elastici e perché no, sull’arte, sulla vita, sui sentimenti… una volta che ha attecchito nel nostro animo il fuoco della consapevolezza della ricchezza del mondo, dei retroscena che si celano dietro i fenomeni naturali e umani, una volta che è nata in noi la capacità di farci le domande e cercare seriamente le risposte, siamo diventati uomini critici, uomini di scienza… La divulgazione e la comunicazione della scienza queste capacità debbono stimolare: farsi le domande giuste e cercare con coraggio le risposte… e non fermarsi alla superficie!

Vincenzo Villani, dipartimento di Scienze, Università degli Studi della Basilicata (novembre 2015)